Primi passi nelle Ande

On 1 gennaio 2011, in Argentina, by Dome

La prima grande differenza è stato il cambio repentino di clima. Sono arrivato ad Humahuaca la sera, il sole non c’era già da un pezzo e della leggera pioggia stava dando spazio ad una più intensa. Sceso dall’autobus un brivido mi ha percorso la schiena e la zip della felpa sembrava mi sembrava troppo corta per difendermi dall’aria fredda. Non sapevo dove ero, non c’era gente in giro, non avevo un posto dove andare e il tempo non era dalla mia, avevo fame, bisogno di docciarmi e fare una dormita vera e propria dopo un giorno di viaggio dalle Iguazù.
Ma dopo pochi passi tra le viuzze fangose del paesino mi accoglieva il sorriso di un locale: ero salvo! Il mattino dopo un fiero sole mi ricaricava di fiducia nel bel tempo dal momento che le previsioni mettevano pioggia per tutta la seguente settimana. C’era sempre quell’arietta fresca, più insistente nelle zone d’ombra, già conosciuta da qualche altra parte ma ancora ignoravo il fatto di essere oltre i 3000 metri di altezza. Passeggiando ero incredulo di poter vedere le case dello stesso colore delle strade, dove solo il verde degli alberi spezzavano questo onnipresente ocra. Avevo l’impressione di essere finito dentro ad un’opera teatrale, dove tutto era stato ricostruito a puntino per meglio simulare lo stile di vita di decine di anni fa; ma invece era tutto vero. L’unica forma di contatto con il mondo odierno erano: 1) l’arrivo e la partenza senza sosta degli autobus, di questi bestioni colorati e carichi di fonte di sussistenza per tutte quelle signore che sedute tutto il giorno davanti alle fermate, speranzose aspettavano di vendere le loro empanada, panini, macedonie e gelatine fatte in casa; 2) la incredibile fila di gente davanti all’ATM. Per il resto tutto mi sembrava scorrere secondo leggi a me ignote.
Stesso discorso vale per quel minuscolo paese nascosto fra le spaccature delle montagne e dove la strada oltre non andava: Iruya. A dire la verità la bellezza di questo luogo credo sia rappresentato più dal viaggio in bus che dal paese stesso: da Humahuaca dista 50 Km che si percorrono in 3 ore; la strada è bianca; si attraversano diversi guadi; si giunge in cima alle più alte vette affrontando strette stradine in cui si ha la costante sensazione di finire giù per la montagna ad ogni curva; polvere e sobbalzi sono l’ingrediente costante per tutto il tempo. Io l’ho trovata una vera avventura, bisogna avere lo stomaco forte e tanta fiducia negli esperti autisti. Bello e basta, in particolare per quegli incredibili paesaggi.
Ma nulla in confronto con quello che avrei visto il giorno seguente: sulla strada verso Purmamarca, all’altezza di Tilcara, credevo di trovarmi di fronte ad uno scherzo della natura: i cerri cominciavano a colorarsi di precise venature, delle vere e proprie pennellate interminabili e mi domandavo chi o cosa potesse avere fatto questa cosa e dalla piatta e desolata vallata si ergevano alti ed enormi cactus che sembravano volermi suggerire la risposta indicandomi il cielo. E questo era solo un aperitivo. Giunto a destinazione, prima che l’ultimo tramonto dell’anno facesse capolinea, mi vedevo scalare una collinetta per ammirare una delle cose più belle che abbia mai visto in vita mia: il cerro dei sette colori e tutto il panorama che mi stava attorno. Semplicemente magnifico. E in quell’eden rimanevo a guardare e pensare fino a tardi, attendendo pazientemente la mezzanotte e quindi una sana dormita.

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4 Responses to Primi passi nelle Ande

  1. Vannia ha detto:

    “Tra vent’anni non sarete delusi dalle cose che avrete
    fatto, ma da quello che non avete fatto! Allora levate l’ancora,
    abbandonate i porti sicuri, catturate il vento nelle vostre vele.
    Esplorate. Sognate. Scoprite.” Mark Twain Ps. Enjoy your
    experience, Dome. Un saluto, Vannia

  2. Dome ha detto:

    Grazie Vannia! Cercherò di fare del mio meglio. 🙂

  3. Michele ha detto:

    Beh vedo che stai apprezzando, el norte es lindo. Mi fa piacere, ma toglimi una curiosità da Purmamarca dopo la mezzanotte sei tornato a Tilcara??? e con cosa??;-)). Se sei ancora a Tilcara fatti una passeggiata fino alla Garganta del Diablo…..beh non è proprio come quella di Iguazu pero vale la pena

    • Dome ha detto:

      No, sono rimasto a Purmamarca! Figurati, è stata una mezza tragedia trovare i bus per spostarsi in quei giorni di festa.. Tilcara è ormai lontana, sono a Bariloche! E proprio oggi ho visto la seconda cascata del diablo in argentina, alla base del Tronador, il ghiacciaio di questa zona. 🙂

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