Aria di casa

On 15 giugno 2008, in Australia, viaggio, by Dome

È quasi l’imbrunire quando noto il piatto orizzonte cominciar ad essere disturbato da una serie di ingegneristiche creature umane e pian piano veniamo trascinati dal lento traffico di quella che è la seconda metropoli del continente australiano, Melbourne; subito un pensiero mi è saettato in testa come quando si ascolta una dimenticata canzone o si odora un vecchio profumo: “sono tornato a casa!” o meglio riformulato “sembra di essere in una capitale europea”. Per quanto stupido possa essere la visione di viali alberati, edifici centenari, tram, automobili europee e di gente in bicicletta sono aspetti che mai mi avevano impressionato tanto nonostante ormai siano alcuni mesi lontano dalla madre patria. Al secondo tentativo trovo un posto per la notte in quello che sarà il peggior ostello che abbia mai incontrato, vecchio, enorme e dispersivo, sporchetto per non usare altri termini ma se non altro troppo oneroso, aspetto da non sottovalutare dopo settimane e settimane di viaggio. Esco a fare quattro passi con due ragazzi tedeschi con i quali
ho condiviso l’ultimo viaggio attraverso la Great Ocean Road ed ancora una volta l’impressione di essere turista in una capitale europea si fa sentire quando vedo in mezzo a colossali grattacieli piccole viuzze ciotolate con ristorantini e boutique, carrozze trainate da fieri cavalli e gondole scivolare sul quieto fiume che attraverso al città. In una sola passeggiata sembra di essere stati ad Amsterdam, Vienna e Venezia! Ormai è sera, il sole ci ha lasciato da alcune ore e la fame inizia a sentirsi, così si decide di andare a mangiare qualcosa nell’immancabile China-Town per non spendere una montagna di soldi ma gira e rigira non si trova nulla al caso nostro e per sbaglio mi scappa di dire “ma fare la spesa e mangiare qualcosa a casa, no? Che conviene tra l’altro!”. La risposta è stata “perché sai cucinare?”. “Non ci vuole una laurea per mettere della pasta a bollire” mi sarebbe piaciuto replicare ma ho detto loro che in qualche modo ci saremmo arrangiati e li ho stupiti con una velocissima pasta al salmone. Dopo cena la stanchezza è arrivata come un macigno sulle spalle così prima che l’orologio scoccasse le 22 ero già crollato in un sonno profondo. Mi alzo tardi l’indomani e per prima cosa telefono all’amico Roberto e decidiamo di incontrarci per cena. Vado a comperare un paio di cose al negozio sotto l’ostello e nonostante ormai sia inverno non ho problemi ad uscire in felpa, pantaloncini ed infradito; tempo di fare la spesa e quel sole pallido di 15 minuti prima è stato sopraffatto da una coltre di nere nubi che da un momento o l’altro davano l’impressione di scaricare una quantità d’acqua biblica. Ma niente. Nel pomeriggio solo un perfido venticello gelido capace di intrufolarsi anche attraverso i stretti polsini della mia giacca rende la mia passeggiata a tappe per trovare un caldo conforto in musei, negozi e quant’altro al riparo dal vento. Verso le tre e mezza la luce diurna comincia a dar spazio alle luci dei palazzi che man mano il cielo si annerisce si accendono sempre più come alberi di Natale: il clima sembrerebbe quello natalizio ma siamo neanche a metà giugno… verso sera mi incontro col Betto e ancora quella strana sensazione di essere in un posto familiare si fa sentire perché oltre a riparlare italiano dopo quasi due mesi sono in compagnia di un amico di “casa”. Ce la raccontiamo un pò, ovviamente si parla di pregi e difetti dell’Australia e dell’Italia, dell’inglese, della sua famiglia, progetti futuri… tra una chiacchierata e l’altra ci dirigiamo verso il quartiere italiano di Carlton dove andiamo a prendere un caffè e un pasticcino nella migliore pasticceria della città: finalmente riassaporo un pò di prelibatezze patriottiche perché, credetemi, non è facile trovare da gustare dolci come siamo abituati a Casa nostra (ringrazio Toffolo & Co. per avermi così viziato). Il giorno dopo ho il piacere di conoscere la Betto’s family al completo, il Beltra e la sua compagna: inizio così ad abituarmi alla visione di facce più o meno note e a discorsi che spaziano da luoghi, a persone e cose legate alle mie passate esperienze del portogruarese e dintorni.

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