Senza freni

On 15 giugno 2009, in Australia, viaggio, by Dome

Ormai vige regola “E quando mi ricapita una occasione del genere?”. Sono nel posto giusto al momento giusto, potrei avere la fortuna di vedere qualcosa che in pochi hanno avuto l’occasione di ammirare; nonostante le mie finanze mi dicessero di no, l’impulso è stato quello di prenotarmi ad una salata uscita in barca in mezzo all’oceano indiano per andare a scovare una delle creature meno studiate al mondo, proprio perché non comunemente avvistabili. Non voglio targiversare a lungo e quindi vi annuncio che mi apprestavo ad andare a vedere le famigerate whalesharks, in altre parole gli squali balena!! Non è emozionante tutto ciò? Io non stavo più nella pelle, anche per via del fatto che andavo di nuovo a vestire la muta da sub ma questa volta senza bombola, solo i semplici maschera-boccaglio e pinne; sarò di nuovo sospeso in acque cristalline, profondi fondali ricchi di ogni genere di animali…inutile dire che avrei dormito ben poco quella notte!

La mattina seguente veniamo portati al porto e saliamo a bordo bel potente motoscafo; la giornata promette bene dal punto di vista del clima: sole, cielo terso e mare piatto, impeccabile. Veniamo accolti dalla giovane crew, e mentre ci si muove come in un labirinto per evitare i coralli ed uscire in mare aperto, facciamo un breve ma completo briefing su quello che andavamo incontro, su come ci saremmo dovuti comportare oltre a vari cenni di ordine zoologico sulle fatiche whalesharks. Raggiungiamo un sito noto ai nostri marinai e ci immergiamo per fare delle prove di collaudo e prendere confidenza con le manovre da seguire nel caso avessimo incrociato i protagonisti del giorno. Manco a volerlo fare a posta facciamo due nuotate proprio sopra a un innocuo quartetto di squali che si insinuavano fra collimati coralli e cromatici banchi di frenetici pesciolini. Ma il segno del destino volle che ci fosse un’altra tartaruga la sotto a farmi visita… I love Western Australia! Beh, alcuni note su queste particolari balene: esistono solo pochi branchi al mondo, quasi tutti concentrati nell’oceano delle indie; le dimensioni in età adulta di questi innocui mammiferi si aggira tra gli 8 e i 14 metri di lunghezza (enormi!!), hanno l’abitudine di starsene sul fondo dell’oceano e di salire in superficie raramente e la loro cute è dipinta da una geometrica maglia a quadrati con al centro di essi un massiccio tondo chiaro [rimando al mio album fotografico per maggiori dettagli]. Il resto della mattinata la trascorriamo a guardarci attorno, una lunga attesa che si protrae per ore finché ci imbattiamo in una piacevolissima sorpresa: con la coda dell’occhio vedo a pochi metri dalla barca sbucare dal nulla una scura montagnola, e tempo di girarmi di scatto questa si nasconde sott’acqua. Non avevo dubbi, quella era una balena: anzi più di una, tre per la precisione, che danzavano implacabili, graziose nonostante la loro immensa mole. Tanto ero sbalordito di quel che i miei occhi e la mia testa registravano che mi ci volle un bel pò prima di impugnare la macchina fotografica e imprimere quel ricordo anche in pixel! Eravamo prossimi a pranzare, praticamente col piatto in mano, quando lo skipper annuncia che l’aereo aveva finalmente avvistato uno squalo balena: per un istante tutti noi ci siamo guardati in faccia con occhi sgranati, per poi realizzare che era ora di mettersi all’opera. Un trambusto per mettere via la roba da mangiare, indossare pinne e maschera, dividerci per squadre e quindi in fila per scendere in acqua: avemmo modo e soprattutto la fortuna di vedere ben quattro differenti whalesharks, una vera rarità anche per chi del mestiere, e quindi ammirare queste strane bestie, il loro nobile modo di nuotare, docile ed educato, raffinato e potente. L’esperienza era valsa il prezzo del biglietto! Finalmente quella notte avrei sognato come un bambino.

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