L’ultima alba

On 2 luglio 2009, in Australia, Riflessioni, by Dome

Incredibile come uno stesso luogo possa darti così diverse sensazioni ed emozioni: la prima volta che atterrai a Sydney ero talmente stralunato quanto perplesso di quel che mi apprestavo a vivere, mentre ora, riorganizzando il mio zaino per far stare tutto il possibile per il rientro a casa, sapevo che non avrei più rivisto il mondo con gli stessi occhi.
Guardandomi indietro sono tutt’ora allibito di quanto veloci siano trascorsi questa ventina di mesi, di tutte quelle persone che ho conosciuto e con cui sono diventato amico; non si possono contare nemmeno sulle dita di un millepiedi tutti i posti che mi hanno lasciato senza respiro, delle cose che ho imparato e che mai avrei immaginato di fare. Ora che sono sulla via del ritorno, mi piacerebbe fare i capricci come un bambino a cui gli viene negato di giocare con le nuove lego, per qualche santa ragione non mi sento pronto a fare questo passo ma so che posticipandolo non risolverei nulla.

Trascorro le mie ultime ore andando a salutare il mio primo boss, nonché gestore dell’ostello in cui ho vissuto i primi mesi, e non posso che notare quanto quel posto sia cambiato in così poco tempo (anche per merito mio, visto la mole di lavoro e tutto quel che c’ho sudato!!): maledetta nostalgia, quella canaglia già tenta di morsicarmi alle caviglie… Passo anche nell’ultimo ristorante in cui ho sgambettato ma vengo accolto in strano modo: non mi riconoscono quando entro nel locale, mi squadrano come fossi qualcuno in cerca di qualcosa, insomma con un grande punto interrogativo. Per un momento mi sono sentito come un fantasma ma solo quando mi avvicino a loro e li saluto, questi realizzano chi sono. Alla fin fine non li biasimo, li avevo salutati mesi fa con i capelli quasi rasati e ora mi ritrovo con una barba lunga e i ricci che mi scendono davanti agli occhi. Un profugo pellegrino! Così mi hanno classificato, non so se prenderlo come un complimento. Simile comportamento lo hanno avuto anche i miei prof, quelli che mi accompagnarono nel mio arduo percorso verso l’ottenimento dell’IELTS: non devo essere stato un “bel vedere”. Piccola deviazione verso i negozi di souvenir, colleziono piccole idee regalo, faccio ancora due passi per la city pensando ancora una volta come mi sentii la prima volta che calcai quelle vie. Invano. Quella particolare sensazione non credo sarò in grado di riviverla, è come il primo amore, unico, anche se i seguenti sono migliori. Spero di aver reso l’idea. Rientro a casa, consumo il mio ultimo pasto, mi auguro di addormentarmi in breve perché proprio non ho la pazienza di una notte in bianco. E così fu! Fotografo la mia ultima alba dal poggiolo dell’appartamento, recupero le mie cose, mi chiudo la porta alle spalle e mi avvio verso l’aeroporto. See you later Australia!

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4 Responses to L’ultima alba

  1. Laura ha detto:

    ciao Domenico, ti ho scritto un’email ancora prima di leggere i tuoi diari di viaggio….mi hai fatto emozionare…in senso positivo….normalmente non torno mai nello stesso posto proprio per nn dover pensare alla “prima sensazione” che ahimè non si rivive più…comunque ora vado avanti nella lettura perchè già non vedo l’ora di partire per l’Australia…thks Laura

  2. Dome ha detto:

    Sono contento che sia riuscito a dare una qualche emozione, uno spunto per altri coraggiosi avventurieri. Tienimi informato sui tuoi progressi!
    Buona strada

  3. Félicie F ha detto:

    Volevo chiederti, ma non hai intenzione di tornare in Australia? Cosa fai adesso? Ho leggiucchiato i post seguenti ed ho letto che sei andato in Argentina! Che bello!! Ma che hai lasciato il tuo lavoro… non so se ho capito bene aha

    • Dome ha detto:

      Ciao Félicie, si in effetti il mio lavoro in ospedale l’ho preso e lasciato svariate volte, a necessità diciamo 🙂 Uso il passato perché ho deciso di svestire completamente il camice bianco e darmi alla mia passione, quella della vela. Punto a far carriera da skipper e per il momento siamo al 70% dall’ottenimento dell’obiettivo B)
      L’Australia non è il paese che fa per me, o per lo meno quella era la sensazione che ho avuto quando decisi di lasciarlo: punto cardine è che non sono compatibile con la mentalità ti stampo anglosassone, difatti in Argentina mi sembrò di stare a casa!
      Ciao!

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