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	<title>Dome&#039;s Life</title>
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	<description>a blog about my life, travels and work experiences</description>
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		<title>Il secondo WHV &#8211; 88 giorni di farm</title>
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		<pubDate>Fri, 02 Dec 2011 18:46:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Dome</dc:creator>
				<category><![CDATA[Australia]]></category>
		<category><![CDATA[Consigli]]></category>
		<category><![CDATA[lavoro]]></category>

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		<description><![CDATA[&#8220;Esiste la possibilità di avere un secondo Working Holiday Visa?  &#8221; Se questa è la stessa domanda che vi è saltata in testa non appena avete letto il titolo di questo post ciò significa che siete finiti nel posto giusto! Dovete sapere che per potervi meritare questo fantastico secondo visto dovrete prima sudarvelo, nel vero [...]]]></description>
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			   <div style="clear:both"></div><p>&#8220;<em>Esiste la possibilità di avere un secondo Working Holiday Visa?  <img src='http://www.domeslife.com/wp-includes/images/smilies/icon_eek.gif' alt='8-O' class='wp-smiley' /> </em>&#8221;</p>
<p>Se questa è la stessa domanda che vi è saltata in testa non appena avete letto il titolo di questo post ciò significa che siete finiti nel posto giusto! Dovete sapere che per potervi meritare questo fantastico secondo visto dovrete prima sudarvelo, nel vero senso della parola, nelle celeberrime Farm.</p>
<p>Ma avanziamo per gradi&#8230; questo visto serve a coloro i quali durante il primo WHV si sono innamorati così tanto del downunder e desiderano ardentemente prolungare il loro stay per un altro anno ma anche a tutti quei giovani in cerca di uno <a title="Sponsored Visa Australia" href="http://www.domeslife.com/visti-australia/" target="_blank">sponsorship</a> e necessitano di più tempo per raggiungere il loro scopo.<br />
Come per il primo WHV ci sono dei requisiti minimi da soddisfare: esattamente gli stessi del primo (ricordo che bisogna fare richiesta del visto prima di aver compiuto i 31 anni di età) oltre ad aver lavorato 3 mesi, non necessariamente continuativi, in una &#8220;<span style="background-color: #ffffff;"><em><a href="#Regional_area">Regional Area</a></em>&#8221; facendo uno <em><a title="Specified Work WHV" href="#specified_work">specified work</a></em></span>.</p>
<h2><span style="font-size: medium;">La parola magica:<strong> Farm</strong></span></h2>
<p>Il classico lavoro che si fa per ottenere il secondo WHV è quello del <em>fruit-picking</em>, in alte parole si raccolgono frutta e verdura, di qualsiasi genere a seconda della stagione e dello Stato in cui ci si trova. Poiché ci sono mesi più proficui rispetto ad altri, il mio consiglio spassionato è di prendervi per tempo ed organizzare bene il vostro tempo per non rischiare di trovarsi con il primo WHV in scadenza senza aver raggiunto il numero minimi di 88 giorni. Altrimenti bye bye Australia.</p>
<p>Per trovare lavoro nelle farm la cosa migliore è cercarlo direttamente nei siti specializzati:</p>
<p style="padding-left: 30px;">» <a href="http://jobsearch.gov.au/harvesttrail/default.aspx" target="_blank">http://jobsearch.gov.au/harvesttrail/default.aspx</a>  &#8211;  <span style="text-decoration: underline;">sito ufficiale</span> del governo ozzy</p>
<p style="padding-left: 30px;">» <a href="http://www.coastshop.com.au/jobs/australia_fruit_picking.htm" target="_blank">http://www.coastshop.com.au/jobs/australia_fruit_picking.htm</a></p>
<p style="padding-left: 30px;">» <a href="http://www.thedepot-nyah.com.au/Welcome-to-The-Depot" target="_blank">http://www.thedepot-nyah.com.au/Welcome-to-The-Depot</a></p>
<p style="padding-left: 30px;">» <a href="http://www.thejobshop.com.au" target="_blank">http://www.thejobshop.com.au</a></p>
<p style="padding-left: 30px;">» <a href="http://www.pickyourown.org/australia.htm" target="_blank">http://www.pickyourown.org/australia.htm</a></p>
<p>Inoltre potete anche chiamare il <strong>National Harvest Labour Information Service</strong> on FREECALL 1800 062 332, li vi aiuteranno ad entrare in contatto con i farmers che cercano (chiamata gratuita). Se invece desiderate avere sempre una guida con mappa e periodi di raccolta delle farm vi consiglio di scaricarvi il pdf-vademecum da questo indirizzo <a href="https://jobsearch.gov.au/harvesttrail/documents/nationalharvestguide.pdf">https://jobsearch.gov.au/harvesttrail/documents/nationalharvestguide.pdf</a>.</p>
<p>Non dimentichiamo che gli ostelli spesso rappresentano già un buon punto di partenza per trovare un lavoro nelle farm: date un occhio alle <em>job board,</em> chiedete direttamente alla reception o scambiate due parole con gli altri <em>backpackers</em>&#8230; sapranno consigliarvi sicuramente qualcosa.</p>
<p>Se invece vi piace di più l&#8217;avventura e preferite trovarvi la farm che maggiormente vi aggrada di vostra iniziativa, ricordate sempre di controllare se questa si trova in una di quelle <em>&#8220;<a name="Regional_area"></a>Regional Area&#8221;. </em>Come? Easy mate! Controllando che il codice postale della farm rientri tra quelli presenti in questa lista <a href="http://www.immi.gov.au/visitors/working-holiday/417/postcodes.htm">http://www.immi.gov.au/visitors/working-holiday/417/postcodes.htm</a>. Se non c&#8217;è sappiate che lavorerete ma senza poter poi rivendicare il vostro secondo WHV.</p>
<p>Lavorare in FARM, anche se lavorate in un posto sperduto, è un lavoro come tutti gli altri, per cui avete diritto ad una paga, ad una <a title="ATO Superannuation" href="http://www.ato.gov.au/individuals/pathway.asp?pc=001/002/064" target="_blank">superannuation</a> (9% sul lordo per importi &gt; $450/mese), ed ad una assicurazione per incidenti sul lavoro che il farmer deve avere in vigore tutto l’anno. Ricordatevi che dovete firmare un contratto e dovete ricevere le payslip, e pagare la tesse, che richiederete indietro al momento del tax return, questo vuol dire che prima di iniziare un lavoro in farm dovete avere un <acronym title="Tax File Number">TFN</acronym>. La parte burocratica della vicenda va considerata in maniera dettagliata perché sono questi documenti che vipermetteranno di richiedere il secondo WHV. Siate attenti a queste sfumature e assicuratevi che il datore di lavoro sia preciso e ordinato sotto questo aspetto.</p>
<h2> <a name="specified_work"></a><span style="font-size: medium;">Oltre alla Farm: <strong>Specified work</strong></span></h2>
<p>Non necessariamente dovrete spaccarvi la schiena raccogliendo frutta e verdura ma anche:</p>
<p style="padding-left: 30px;"><span style="font-size: large;">→</span> Plant and animal cultivation (Raccogliere,coltivare impacchettare frutta, uva, <a title="wwoofing australia" href="http://www.wwoof.com.au/" target="_blank">wwoofing</a> etc.)</p>
<p style="padding-left: 30px;"><span style="font-size: large;">→</span> Fishing and pearling (pescare, coltivare, raccolgliere eprle etc.)</p>
<p style="padding-left: 30px;"><span style="font-size: large;">→</span> Tree farming and felling (Piantare, tagliare, trasportare alberi etc)</p>
<p style="padding-left: 30px;"><span style="font-size: large;">→</span> Mining (Per i lavori considerati specifici si veda <a title="Mining - Secondo WHV" href="http://www.abs.gov.au/Ausstats/abs@.nsf/Latestproducts/8322BF041248E73DCA25711F00146DA6?opendocument" target="_blank">qua</a>)</p>
<p style="padding-left: 30px;"><span style="font-size: large;">→</span> Construction (Per i lavori considerati specifici si veda <a title="Construction - Secondo WHV" href="http://www.abs.gov.au/Ausstats/abs@.nsf/Latestproducts/1E03CE914070C59ECA25711F00146DDA?opendocument" target="_blank">qua</a>)</p>
<p>Una volta che avete fatto gli 88 giorni, insieme al datore di lavoro dovete riempire il form <a title="1263 form" href="http://www.immi.gov.au/allforms/pdf/1263.pdf" target="_blank">1263</a> e attaccarci “evidence of your specified work” che possono essere:</p>
<p style="padding-left: 30px;"><span style="font-size: large;"><strong><span style="color: #34dd22;">√</span></strong></span> Payslips</p>
<p style="padding-left: 30px;"><span style="color: #34dd22; font-size: large;"><strong><strong>√</strong></strong></span> Group certificates</p>
<p style="padding-left: 30px;"><span style="color: #34dd22; font-size: large;"><strong>√</strong></span> Payment summaries</p>
<p style="padding-left: 30px;"><span style="color: #34dd22; font-size: large;"><strong>√</strong></span> Tax returns</p>
<p style="padding-left: 30px;"><span style="color: #34dd22; font-size: large;"><strong>√</strong></span> Employer references</p>
<p style="padding-left: 30px;"><span style="color: #34dd22; font-size: large;"><strong>√</strong></span> A completed employment verification form signed by your employer.</p>
<p>Con questi documenti potete applicare per il secondo WHV, tenete sempre gli originali con voi e tutte le prove del vostro lavoro in Farm.</p>
<p>Ricordate che se completate questi famosi 88 giorni non siete tenuti a rinnovare il visto prima della scadenza del vostro primo WHV. Potete tornare in Italia o andare alle Fiji e poi riapplicare per il secondo WHV dopo 4 o 5 anni (purché non si abbia compiuto i 31 anni).</p>
<p>La pagina ufficiale al quale fare riferimento è <a href="http://www.immi.gov.au/visitors/working-holiday/417/eligibility-second.htm" target="_blank">http://www.immi.gov.au/visitors/working-holiday/417/eligibility-second.htm</a></p>
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		<title>La fin del mundo!</title>
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		<pubDate>Thu, 03 Feb 2011 12:36:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Dome</dc:creator>
				<category><![CDATA[Argentina]]></category>
		<category><![CDATA[Tierra del Fuego]]></category>

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		<description><![CDATA[La fine del mondo non è il prossimo anno, né nel 2015 o in chissà quale aberrazione mentale di Nostradamus. La fine del mondo è Ushuaia, o almeno così si vuole spacciare questa piccola città di porto della provincia della Tierra del Fuego. E il tragitto per raggiungerla da El Calafate sembrerebbe non darle torto: [...]]]></description>
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			   <div style="clear:both"></div><p>La fine del mondo non è il prossimo anno, né nel 2015 o in chissà quale aberrazione mentale di Nostradamus. La fine del mondo è Ushuaia, o almeno così si vuole spacciare questa piccola città di porto della provincia della Tierra del Fuego. E il tragitto per raggiungerla da El Calafate sembrerebbe non darle torto: l&#8217;ennesima e ultima giornata di autobus, compreso il traghetto per superare lo stretto di Magellano e ore di attesa per il doppio confine cileno-argentino.<br />
Per non so quale motivo avevo l&#8217;impressione di essere a Oslo, sarà stata l&#8217;aria frizzantina che mi raffreddava le narici mentre dall&#8217;alto della terrazza dell&#8217;ostello guardavo la trafficata baia o forse ancora per la mia mente che in qualche maniera ricercava qualcosa di conosciuto per una strana simmetria terrestre. O semplicemente ero in uno stato di sovra eccitazione dalle ultime settimane.</p>
<p>Da Ushuaia si può ammirare l&#8217;incipit della catena delle Ande, che da semplici isolette pian piano si uniscono in quella infinita cordillera che, seguendone con lo sguardo la sinuosa formazione, da&#8217; come l&#8217;impressione d&#8217;essere un reperto archeologico di un ancestrale dinosauro, dove ogni montagna rappresenta un abbozzo di vertebra consumata dal tempo. Mi sembra chiaro che il mate mi sta facendo degli strani effetti…per nulla collaterali!<br />
Anche qui ci sarebbe da scarpinare per sentieri di montagna ma quel misero ghiacciaio alle spalle della cittadina non ha alcun fascino rispetto a quelli che ancora vivono così intensamente nella mia testa; dimensioni da Alpi tanto per dare un ordine di grandezza. In compenso ho stretto amicizia con alcuni ragazzi argentini e con loro sono andato alla scoperta di uno dei parchi più belli visti sino ad ora: complice una giornata praticamente di sole e poco vento, perfetta e rara da queste parti, è impossibile non innamorarsi di questi luoghi dove da un lato un piatto lago riflette le bianche cime delle montagne mentre dall&#8217;altro, su un tappeto verde, vedi saltellare delle lepri. E i colori ti rapiscono. Così come la dolcezza delle fragoline selvatiche e delle bacche di Calafate (eh si, questa sorta di mirtillo <del datetime="2011-03-17T15:36:16+00:00">prende</del> è l&#8217;origine del nome della più conosciuta località. E ci si fa pure una squisita marmellata!).<br />
La tentazione di prendere e andare in Antartide è stata dura da soffocare: gioco forza sono state la totale assenza di un equipaggiamento idoneo (i miei sgualciti pantaloncini non credo avrebbero avuto un gran ruolo) e i pochi giorni rimanenti prima del volo di ritorno. Sono necessari almeno una decina di giorni e un paio di migliaio di dollari ma credo i soldi siano un aspetto marginale in questo caso…quando mi capiterà un&#8217;occasione così ghiotta di provare l&#8217;ebrezza di essere al polo sud? Per tentare di distrarmi da questa folle idea ho fatto un classico tour della baia in barca, ad annusare il fetido odore di guano delle isolette invase dai cormorani e ad ammirare i leoni marini sonnecchiare tra brandelli di chissà quale animale. In compenso sono stato protagonista di un qualcosa di magico: in vita mia non ho mai visto così da vicino un arcobaleno, doppio come se non bastasse, completo e dai vibranti sette colori. Unico. Grazie Ushuaia. Grazie Argentina. Ti saluto anche io.</p>
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		<title>Nel freddo cuore della Patagonia</title>
		<link>http://www.domeslife.com/argentina/nel-freddo-cuore-della-patagonia/</link>
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		<pubDate>Mon, 24 Jan 2011 17:44:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Dome</dc:creator>
				<category><![CDATA[Argentina]]></category>
		<category><![CDATA[ghiacciaio]]></category>
		<category><![CDATA[patagonia]]></category>
		<category><![CDATA[Perito Moreno]]></category>
		<category><![CDATA[Viedma]]></category>

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		<description><![CDATA[Non so voi ma io, fin da bambino, ho sempre avuto l&#8217;impressione che ogni cosa relativa alla montagna venisse paragonata alla natura della propria casa: quella montagnola è appena un quarto del monte Bianco, questa cascata è una baggianata rispetto a quelle delle Marmore, le pareti rocciose delle Dolomiti fanno impallidire quei picchi laggiù e [...]]]></description>
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			   <div style="clear:both"></div><p>Non so voi ma io, fin da bambino, ho sempre avuto l&#8217;impressione che ogni cosa relativa alla montagna venisse paragonata alla natura della propria casa: quella montagnola è appena un quarto del monte Bianco, questa cascata è una baggianata rispetto a quelle delle Marmore, le pareti rocciose delle Dolomiti fanno impallidire quei picchi laggiù e ancora i ghiacciai delle nostre catene montuose sono in grado di fornire acqua a tutti i nostri fiumi. Ecco, proprio di questi ultimi ora mi sento di rivedere i miei metri di paragone perché dopo aver visto i ghiacciai della Patagonia si comincia a percepire la potenza intrinseca che si esprime ogni volta che parliamo di Natura. Mostruosamente agghiaccianti! Perdonatemi il gioco di parole ma questa è la reazione che si ha di fronte a tale spettacolo: si parla di centinaia di chilometri di estensione, centinaia di metri di spessore e un&#8217;attività &#8220;idrica&#8221; impressionante.</p>
<p>Non potevo fare finta di niente e andarmene senza provare i brividi di vivere un&#8217;esperienza su un ghiacciaio e così prima di lasciare El Chalten decisi che avrei assaporato il gusto di vestire ramponi e piccozze sul ghiaccio del Viedma. Ammetto che questa scelta è stata un poco condizionata da quello che mi aveva raccontato un ragazzo tedesco incontrato mentre facevo rafting sul Rio Corcovado nei pressi Esquel, ma questo è anche il bello del viaggiare e sentirsi parte di una comunità sempre pronta a consigliarti dove andare e cosa fare, senza filtri o cercando un qualche rientro: solo pura voglia di condividere le proprie eccitanti esperienze. Ed io sono stato pienamente ripagato.<br />
Immaginatevi di stare fra le dune del deserto, tra queste sabbiose collinette disegnate dalla forza del vento in un paesaggio senza orizzonti; bene, ora trasformate la sabbia in ghiaccio e aggiungete una cornice montuosa: benvenuti sul Viedma! Impressionante camminare su queste creste e non riuscire a vedere la fine del ghiacciaio (una lunghezza di 30 Km fin oltre il confine cileno!), fermarsi ad osservare anche le più piccole crepe e l&#8217;intensità delle sfumature di blu che quasi sembrano artificiali, al fluire di rigoglianti fontanelle d&#8217;acqua che goccia dopo goccia scivolano verso il possente lago alimentandolo da migliaia di anni. E in questi posti la fantasia vola ricordando gli scritti di Chatwin e immaginando quali e quanti dinosauri ancora rimangano dormienti sotto questa ibernante e inviolabile coltre di ghiaccio.</p>
<p>Senza poi parlare del silenzio interrotto solo da deboli scricchioli di assestamento di questa massa gelida che costantemente si riproduce e avanza, cambiando la sua morfologia giorno dopo giorno ma senza dimenticarsi del suo valore, del suo compito. Segue gli ordini come fosse un esercito di élite, in attesa delle istruzioni dall&#8217;alto ma sempre pronto all&#8217;azione: così mi appare il fronte del ghiacciaio, come una serie di soldatini in linea sull&#8217;attenti, bramosi di entrare in battaglia. Non mi spiego il motivo per cui abbia questo genere di visione in testa ma forse, pensandoci, legando i concetti che &#8220;la miglior difesa è l&#8217;attacco&#8221; e che il limitrofo ghiacciaio di Uppsala ha iniziato a ritirarsi da alcuni anni a questa parte, forse un quadro generale me lo posso anche dipingere. Ripetutamente mi sono trovato a confrontarmi con la Natura e a chiedermi come sia possibile che stiamo sfruttando e rovinando così tanta bellezza, in modo del tutto edonistico e irrispettoso: perché dietro a questo velo di splendore si nasconde uno stretto legame con noi umani e tutto il resto, e fare del torto a una parte equivale a farla anche a noi stessi. E questo rapporto di fratellanza lo si respira ovunque in Patagonia, in particolare al cospetto del Perito Moreno. Imponente. Sontuoso. Maestoso. Difficile davvero trovare un aggettivo che calzi a pennello per descrivere questo ghiacciaio che in dimensioni supera di gran lunga quello del Viedma. Impressionante. Potente. E dannatamente vivo! C&#8217;è un&#8217;attività interminabile che ti rapisce: da qualunque posizione tu lo guardi non si può che rimanere affascinati dalla sua scultura, dai suoi colori, dai suoi suoni che fomentano l&#8217;attesa di vedere lo spettacolo di un crostone di ghiaccio staccarsi dal fronte e tuffarsi in acqua. Una sciocchezza a pensarla così su due piedi, consideravo la stessa cosa prima di trovarmi a faccia a faccia, ma dal vivo è tutta un&#8217;altra storia. Fidatevi.</p>
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		<title>Pedule e giacca a vento</title>
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		<pubDate>Sun, 23 Jan 2011 15:10:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Dome</dc:creator>
				<category><![CDATA[Argentina]]></category>
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		<description><![CDATA[E&#8217; una mia caratteristica affrontare ogni situazione impreparato: a scuola non ho fatto grandi passi in avanti con questo stile ma viaggiando, per certi versi, mi permette di rimanere meravigliato ad ogni mio passo. Ed è così che dopo venti ore di autobus, più di mille chilometri sulla celeberrima Ruta 40 mangiando polvere alzata dalla [...]]]></description>
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			   <div style="clear:both"></div><p>E&#8217; una mia caratteristica affrontare ogni situazione impreparato: a scuola non ho fatto grandi passi in avanti con questo stile ma viaggiando, per certi versi, mi permette di rimanere meravigliato ad ogni mio passo. Ed è così che dopo venti ore di autobus, più di mille chilometri sulla celeberrima Ruta 40 mangiando polvere alzata dalla sua strada bianca arrivo nella notte a El Chalten, accolto da una aria fredda per quanto estiva e senza aver idea di dove andar a riposare le mie stanche membra. E al mattino, al risveglio, occhi e bocca rimangono spalancati nel ammirare quel cuneo roccioso che si staglia dal resto della cordillera su di un cielo terso: in un modo così naturale sapevo di trovarmi di fronte al mitico Fitz Roy e alle sue &#8220;inviolabili&#8221; pareti.</p>
<p>El Chalten è considerata la capitale argentina del trekking, esistono camminate per ogni genere di persona, da farsi in giornata o campeggiando nelle aree consentite per raggiungere le mete più lontane. Questo paesino mi è sembrato fin dall&#8217;inizio un brulicante formicaio: una moltitudine di persone con ai piedi scarponi da montagna e zainetti sulle spalle organizzati con sacchi a pelo, tende, corde e moschettoni escono ed entrano da un panificio ad un supermercato in cerca di vettovaglie riempendo le strette strade mentre altre si dirigono dall&#8217;ufficio del turismo alla sede dei Rangers per ottenere informazioni di ogni natura e poi come tante formichine in fila indiana si allontanano verso l&#8217;imbocco dei vari sentieri ognuno puntando verso la propria meta.</p>
<p>Un rovescio della medaglia della mia disorganizzazione è che mi sarebbe piaciuto veramente tanto farmi un 5/6 giorni di cammino per sentieri di montagna per raggiungere la mia prossima meta  de El Calafate: avrei così unito l&#8217;utile al dilettevole, ovvero risparmiato il prezzo dell&#8217;autobus, che in questo viaggio sta incidendo in modo particolare sul budget da me prefissato, e vissuto più intensamente le terre patagoniche, magari in compagnia di altri simpatici ragazzi. Ma, ahimè, l&#8217;unica cosa che ho pensato di fare in un paio di giorni è di concentrare tutto il possibile in uno. Ed è così che ho deciso di intraprendere quanti più sentieri possibili in un solo giorno, non una cosa complicata che sia chiaro, ma che richiede una buona preparazione fisica per camminare diverse ore senza sosta. Il tempo era dalla mia ma il vento non mi rassicurava un granché visto che era capace di stravolgere qualsiasi previsione nel giro di  pochi minuti ma l&#8217;ottimismo non mi è mai mancato e così ho iniziato questa piccola avventura ignaro di quanto avrei sofferto per lo sforzo che le mie povere gambette avevano da sopportare, in particolare nell&#8217;ultimo tratto decisamente ripido, sdrucciolevole e aggravato da raffiche di vento capaci di trasformare leggere goccioline di pioggia in appuntiti spilli a contatto con la pelle. Non so a quale santo mi sia appellato per non demordere e continuare a salire ma credo che la semplice idea di quello che avrei trovato in cima mi avrebbe ripagato di tutto la fatica spesa, anzi, non appena giunto una misteriosa energia mi ha permesso di zampettare qua e là tra quei meravigliosi laghetti cercando di cogliere la migliore angolazione per scattare le foto e osservare sulla cresta delle montagne quelle eterne cascate alimentate da fonti ignote. Peccato però essere alla base del Fitz Roy e non poterlo vedere, completamente inghiottito dalle nuvole. Pazienza, non si può avere tutto All Inclusive. La discesa si presenta meno ostica probabilmente alleggerita anche dalle piacevoli vedute rappresentate dal contrasto della piatta steppa patagonica con il promontorio andino e dagli infiniti arcobaleni. Incrocio alcuni laghi, in particolare il Lago Capri, che misteriosamente piatto rendeva le sue acque uno specchio in cui si stagliavano le ghiacciate vette delle limitrofe montagne. Ancora una volta non potevo che esclamare: &#8220;Bella la natura!&#8221;.</p>
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		<title>A metà Cordillera</title>
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		<pubDate>Mon, 17 Jan 2011 01:58:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Dome</dc:creator>
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		<description><![CDATA[E&#8217; grande l&#8217;Argentina. Interminabile. Tratte di autobus da una giornata, migliaia di chilometri tra una capitale e l&#8217;altra mentre guardando fuori dal finestrino si ha l&#8217;impressione di correre su un tapis-roulant per via del piatto panorama che mai non cambia. Mi sono lasciato alle spalle la sporca San Salvador de Jujuy e le sue terme [...]]]></description>
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			   <div style="clear:both"></div><p>E&#8217; grande l&#8217;Argentina. Interminabile. Tratte di autobus da una giornata, migliaia di chilometri tra una capitale e l&#8217;altra mentre guardando fuori dal finestrino si ha l&#8217;impressione di correre su un tapis-roulant per via del piatto panorama che mai non cambia. Mi sono lasciato alle spalle la sporca San Salvador de Jujuy e le sue terme &#8220;casalinghe&#8221;, la verde e spagnoleggiante Salta, forse la più bella città del Paese Cordoba e la Sierra dove ancora riecheggia il rombo della moto del Che, Mendoza che tanto si vanta dei suoi vigneti come quelli italiani per giungere alla &#8220;alpina&#8221; città di Bariloche. Ah, dimenticavo di menzionare che il clima è cambiato da così a così. Stoicamente continuo a vestire i pantaloncini ma una maglia di lana e un giubbetto frangi vento sembrano essere obbligatori. Sul lago Nahuel Huapi si divertono wind e kyte surfers e sull&#8217;orizzonte<br />
neanche tanto lontano si innalzano le montagne della Cordillera. Il cerro più alto di questa regione è il Tronador, così chiamato per il suono prodotto dai pezzi di ghiaccio che cadono dalla vetta, e da lontano appare imponente, con le spalle grosse, che sembra quasi difendere le montagne più piccole abbracciandole ma ammirandolo dalla sua base capisci quanto importante e delicato sia, nonostante il suo aspetto spigoloso faccia distogliere l&#8217;attenzione: alimenta le acque di un fiume, alimenta la nostra vita.</p>
<p>Il parco naturale qui è fantastico, inaspettato per certi versi considerando la steppa che c&#8217;è alle porte, e l&#8217;aria è così fresca e pura che ti viene voglia di fartene una scorpacciata. E per questo motivo nel vicino paesino de El Bolson si coltiva biologico una varietà di frutta praticamente tutta importata con gli anni dall&#8217;Italia e si producono birre artigianali dal gusto veramente deciso.</p>
<p>Ti svegli la mattina e ti trovi le vette imbiancate, cala il vento e calano le nubi e la tua passeggiata fotografica perde parecchio significato e per tirarti su il morale ti bevi una bella tazza di cioccolata calda e girando per il centro qua e là enormi San Bernardo ti convincono ancora una volta di essere a Cortina piuttosto che nel Rio Negro argentino.</p>
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		<title>Primi passi nelle Ande</title>
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		<pubDate>Sat, 01 Jan 2011 10:00:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Dome</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La prima grande differenza è stato il cambio repentino di clima. Sono arrivato ad Humahuaca la sera, il sole non c&#8217;era già da un pezzo e della leggera pioggia stava dando spazio ad una più intensa. Sceso dall&#8217;autobus un brivido mi ha percorso la schiena e la zip della felpa sembrava mi sembrava troppo corta [...]]]></description>
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			   <div style="clear:both"></div><p>La prima grande differenza è stato il cambio repentino di clima. Sono arrivato ad Humahuaca la sera, il sole non c&#8217;era già da un pezzo e della leggera pioggia stava dando spazio ad una più intensa. Sceso dall&#8217;autobus un brivido mi ha percorso la schiena e la zip della felpa sembrava mi sembrava troppo corta per difendermi dall&#8217;aria fredda. Non sapevo dove ero, non c&#8217;era gente in giro, non avevo un posto dove andare e il tempo non era dalla mia, avevo fame, bisogno di docciarmi e fare una dormita vera e propria dopo un giorno di viaggio dalle Iguazù.<br />
Ma dopo pochi passi tra le viuzze fangose del paesino mi accoglieva il sorriso di un locale: ero salvo! Il mattino dopo un fiero sole mi ricaricava di fiducia nel bel tempo dal momento che le previsioni mettevano pioggia per tutta la seguente settimana. C&#8217;era sempre quell&#8217;arietta fresca, più insistente nelle zone d&#8217;ombra, già conosciuta da qualche altra parte ma ancora ignoravo il fatto di essere oltre i 3000 metri di altezza. Passeggiando ero incredulo di poter vedere le case dello stesso colore delle strade, dove solo il verde degli alberi spezzavano questo onnipresente ocra. Avevo l&#8217;impressione di essere finito dentro ad un&#8217;opera teatrale, dove tutto era stato ricostruito a puntino per meglio simulare lo stile di vita di decine di anni fa; ma invece era tutto vero. L&#8217;unica forma di contatto con il mondo odierno erano: 1) l&#8217;arrivo e la partenza senza sosta degli autobus, di questi bestioni colorati e carichi di fonte di sussistenza per tutte quelle signore che sedute tutto il giorno davanti alle fermate, speranzose aspettavano di vendere le loro empanada, panini, macedonie e gelatine fatte in casa; 2) la incredibile fila di gente davanti all&#8217;ATM. Per il resto tutto mi sembrava scorrere secondo leggi a me ignote.<br />
Stesso discorso vale per quel minuscolo paese nascosto fra le spaccature delle montagne e dove la strada oltre non andava: Iruya. A dire la verità la bellezza di questo luogo credo sia rappresentato più dal <a title="watch my movie on youtube!" href="http://www.youtube.com/watch?v=ZhzZ5Gi8clA" target="_blank">viaggio in bus</a> che dal paese stesso: da Humahuaca dista 50 Km che si percorrono in 3 ore; la strada è bianca; si attraversano diversi guadi; si giunge in cima alle più alte vette affrontando strette stradine in cui si ha la costante sensazione di finire giù per la montagna ad ogni curva; polvere e sobbalzi sono l&#8217;ingrediente costante per tutto il tempo. Io l&#8217;ho trovata una vera avventura, bisogna avere lo stomaco forte e tanta fiducia negli esperti autisti. Bello e basta, in particolare per quegli incredibili paesaggi.<br />
Ma nulla in confronto con quello che avrei visto il giorno seguente: sulla strada verso Purmamarca, all&#8217;altezza di Tilcara, credevo di trovarmi di fronte ad uno scherzo della natura: i cerri cominciavano a colorarsi di precise venature, delle vere e proprie pennellate interminabili e mi domandavo chi o cosa potesse avere fatto questa cosa e dalla piatta e desolata vallata si ergevano alti ed enormi cactus che sembravano volermi suggerire la risposta indicandomi il cielo. E questo era solo un aperitivo. Giunto a destinazione, prima che l&#8217;ultimo tramonto dell&#8217;anno facesse capolinea, mi vedevo scalare una collinetta per ammirare una delle cose più belle che abbia mai visto in vita mia: il cerro dei sette colori e tutto il panorama che mi stava attorno. Semplicemente magnifico. E in quell&#8217;eden rimanevo a guardare e pensare fino a tardi, attendendo pazientemente la mezzanotte e quindi una sana dormita.</p>
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		<title>Las cataratas de Iguazù</title>
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		<pubDate>Wed, 29 Dec 2010 14:02:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Dome</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Iguazù]]></category>

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		<description><![CDATA[Tutta un&#8217;altra cosa trovarsi immerso nella natura. Non più i suoni della città di sottofondo, aria pesante, gente ovunque e orizzonti interrotti. L&#8217;arrivo all&#8217;aeroporto di Iguazù è subito eloquente: la pista, una torretta e un piccolo edificio, nulla di più, solo il minimo essenziale. L&#8217;umidità è pressoché imbarazzante, il verde che mi abbraccia è brillante [...]]]></description>
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			   <div style="clear:both"></div><p>Tutta un&#8217;altra cosa trovarsi immerso nella natura. Non più i suoni della città di sottofondo, aria pesante, gente ovunque e orizzonti interrotti. L&#8217;arrivo all&#8217;aeroporto di Iguazù è subito eloquente: la pista, una torretta e un piccolo edificio, nulla di più, solo il minimo essenziale. L&#8217;umidità è pressoché imbarazzante, il verde che mi abbraccia è brillante e pieno, la terra è rossa e così tutte le costruzioni. E variopinte farfalle mi fanno capire che sono in terra tropicale. Intensi e brevissimi rovesci sono alternati con un sole che spacca le pietre. Boccheggio. Ho bisogno di comperare dell&#8217;acqua e del cibo ma tutto è chiuso. E&#8217; il giorno di Natale. &#8220;Ma sono tutti cristiani a &#8216;sto mondo!?&#8221;. Per fortuna no e trovo un minuscolo negozio di frutta e verdura che mi avrebbe così dato un pranzo e una cena e da bere. Sono salvo. Non mi resta che prepararmi al domani, a queste tanto osannate cascate, a questo spettacolo della natura che fanno di questo triplice confine, Argentina-Brasile-Paraguay, una delle principali attrazioni turistiche del cono sudamericano. E  le aspettative non sono state tradite. Difficile trovare degli aggettivi per descrivere lo stupore che mi ha lasciato a bocca aperta e occhi sgranati. Una potenza ed un&#8217;energia unica che mi ha fatto sentire inerme e minuscolo, ed ancora una volta mi sono trovato a riflettere il motivo per cui non portiamo il giusto rispetto nei confronti della Madre Terra, sfruttandola e rovinandola secondo gli incuranti principi del mondo capitalistico. Mi sono vergognato e sentito in colpa ammirandola.</p>
<p>Impressionante anche il contrasto di suoni che pervade questo parco nazionale: il silenzio della foresta è interrotto solo dal canto delle cicale, i corsi d&#8217;acqua affluiscono calmi e piatti imponendo la loro fragorosa presenza solo laddove precipitano da un piano all&#8217;altro. E&#8217; una rappresentazione teatrale tanto fantastica quanto interminabile; ed è proprio per questa azione senza sosta che non riesco a darmi risposta da dove tutta questa incredibile mole d&#8217;acqua arriva, perché non si vedono montagne né mega rubinetti. E&#8217; un equilibrio perfetto.</p>
<p>Piacevoli anche le storie delle tradizioni degli indigeni che tanto sembrano ricordare quelle degli aborigeni del <a title="Karijini, Western Australia" href="http://www.domeslife.com/tag/karijini/" target="_blank">Karijini in Australia</a>: la legenda vuole che il corso del fiume che serpeggia fra queste terre fosse la casa del Diavolo e che gli indigeni, per comperarsi la pace da esso, sacrificassero delle vergini. Tutto scorreva per il meglio fin quando non accadde di sacrificare una fanciulla che mentì sulla sua purezza e il Diavolo se ne accorse: si alterò così tanto che preso dall&#8217;ira, con un imponente colpo della sua coda, spacco la terra creando la cascata che ancor oggi porta il suo nome, la cataratas del Diablo!</p>
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		<title>Discorsi di una notte di mezza primavera</title>
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		<pubDate>Fri, 17 Dec 2010 17:59:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Dome</dc:creator>
				<category><![CDATA[Riflessioni]]></category>
		<category><![CDATA[Sud America]]></category>
		<category><![CDATA[viaggiare]]></category>

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		<description><![CDATA[Di una cosa sono convinto: prima o poi le regole del gioco cambiano. E mi riferisco alla situazione del Sud America nei confronti delle vecchie signore, USA in primo luogo e quindi Europa. Quanti di voi sono informati sui fatti che stanno dando un nuovo assetto agli stati dell&#8217;America Latina? E&#8217; francamente difficile riuscire a [...]]]></description>
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			   <div style="clear:both"></div><p>Di una cosa sono convinto: prima o poi le regole del gioco cambiano. E mi riferisco alla situazione del Sud America nei confronti delle vecchie signore, USA in primo luogo e quindi Europa.</p>
<p>Quanti di voi sono informati sui fatti che stanno dando un nuovo assetto agli stati dell&#8217;America Latina? E&#8217; francamente difficile riuscire a leggere nei giornali (la TV non la menziono nemmeno!) notizie riguardo al <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Mercosur" target="_blank">Mercosur</a>, alle difficoltà che il Paese a stelle e strisce inizia ad accusare nella sua impotenza a manovrare i loro mercati, alla rivoluzione Cubana, alla forte figura di Lula che sta facendo del Brasile una nazione libera da compromessi e pressioni.</p>
<p>Per me viaggiare significa anche questo: imparare e scoprire di mano mia la gente e la storia del territorio in cui mi trovo, crearmi una mia opinione al di fuori degli schemi imposti dai media e quindi capire quanta ipocrisia veleggia riguardo a cose che nemmeno sappiamo. Questo è un fatto che odio, per tutte quelle indescrivibili conseguenze che si nascondono dietro a innumerevoli parole plagiate da uomini <span id="more-625"></span>perfidi che comandano le sorti del mondo, le nostre vite. Odio essere preso in giro. Dov&#8217;è il rispetto per il prossimo? Mi sono trovato dentro ad un discorso, alcune sere fa in ostello, in cui avrei tanto voluto partecipare ma il mio spagnolo non è tuttora all&#8217;altezza di dare valore ai miei pensieri; e così ho potuto solo ascoltare uno scontro ideologico tra due ventenni, un messicano ed una colombiana. E vestendo i panni dell&#8217;uditore ho potuto meglio concentrare le mie attenzioni anche nei minimi dettagli comportamentali dei due protagonisti: la passione, gli sguardi ricchi di speranza, il sentimento che avvolgeva le loro parole mi hanno spiazzato, mi hanno portato a confrontarmi con loro, con risultati poco confortanti.</p>
<p>Io conosco tanti argomenti, dettagli, vicende politiche del mio Paese e delle altre nazioni europee da poter permettermi di arrivare ad appoggiare delle tesi come le loro? Decisamente no. Vero è anche che non me ne sono mai interessato a sufficienza, che a 20 anni avevo altro per la testa, ma perché esiste tutta questa differenza tra coetanei di Paesi così lontani? Perché non ho sviluppato un senso critico simile? L&#8217;unica risposta concreta che sono riuscito a darmi fino ad ora è la mia totale ignoranza nel campo della politica italiana e quindi delle relazioni internazionali: per quanto poco credibili siano gli ideali che spingono i nostri politici a governare, noi comuni cittadini viviamo sufficientemente adagiati da non riuscire a capire che quello che abbiamo è solo una illusione delle nostre vere necessità e sulla base di queste falsità continuiamo a dar man forte a quelle sopra citate perfide persone che fanno i loro interessi. E noi continuiamo a subire guerre, soprusi, inquinamenti, ingiustizie senza capire il fulcro di questa interminabile catena di eventi. Siamo dannatamente passivi. Questa è la mia posizione in merito. E per questo motivo presto gli equilibri si riassesteranno e non mi stupirò che alcuni stati del Sud America cominceranno ad avere un ruolo non più marginale nelle politiche ed economie mondiali.</p>
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		<title>Il social network di ieri</title>
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		<pubDate>Sat, 11 Dec 2010 13:27:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Dome</dc:creator>
				<category><![CDATA[Riflessioni]]></category>
		<category><![CDATA[ostello]]></category>
		<category><![CDATA[viaggio]]></category>

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		<description><![CDATA[(Guest post tratto da una mail ricevuta di recente) [...] Alla fine sono rimasta qui. Sono stata a tentennare per un bel po&#8217; giù in reception con Carolina, ci siamo pappate dei dolcetti alle noci indiani e poi è arrivato il capo ostello, che ci ha intrattenute finchè non mi è arrivato il messaggio di Domenico che diceva [...]]]></description>
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			   <div style="clear:both"></div><p><span style="font-size: x-small;">(Guest post tratto da una mail ricevuta di recente) </span></p>
<p>[...] Alla fine sono rimasta qui. Sono stata a tentennare per un bel po&#8217; giù in reception con Carolina, ci siamo pappate dei dolcetti alle noci indiani e poi è arrivato il capo ostello, che ci ha intrattenute finchè non mi è arrivato il messaggio di Domenico che diceva di essere troppo stanco per uscire (risparmiandomi così un bel po&#8217; di ore di intontimento totale domani a lezione!). Tanto ci saranno altre occasioni. Mi spiace per il tipo in stanza con me, al quale avevo detto che ci saremmo visti al locale, ma è comunque uscito coi suoi amici quindi poco male. Alla reception ho conosciuto anche un ragazzo, Fabio, che ha vissuto in ostello per un mese prima che io arrivassi, anche lui alla ricerca di una casa.</p>
<p>E&#8217; proprio vero che questi posti ti portano a parlare, a raccontare di te e ad ascoltare della vita degli altri, delle loro esperienze, dei loro <span id="more-607"></span>piccoli grandi problemi e delle loro gratificazioni nel risolverli. E&#8217; strano come parlando con un perfetto estraneo ci si trovi a discutere della vita di Martin, il tipo strano che mangia sempre rucola che sta qui da due mesi o della misteriosa ragazza colombiana che dice d&#8217;essere quel che in realtà si è scoperto non è (e cioè un&#8217;informatica!). E&#8217; come se tutte le persone che passano di qui, stiano un giorno o una settimana, lasciassero tra queste mura un pezzo di sè, con le loro abitudini strane di svuotare lo zaino sotto il letto (come la neozelandese che ha trascorso le ultime notti in camera mia) o di portarsi la valigia piena zeppa di viveri sempre appresso (come i giapponesi miei in una miriade di modi differenti: chi saluta cordiale e ti rivolge un sorriso, chi vuol subito attaccare bottone e sapere tutto di te o chi semplicemente per timidezza o senso del pudore ti considera un estraneo anche dopo aver condiviso gli stessi spazi vitali per giorni. è strano vedere come si evolvono i rapporti nel corso del tempo, stare ad osservare da un angolo l&#8217;intreccio di vite che inevitabilmente viene a crearsi all&#8217;interno di una cucina, di un salotto un po&#8217; allargato o di una reception sempre affollata.</p>
<p>Dà emozione sentire l&#8217;entusiasmo con cui la classe di siciliani è arrivata a pisa per trascorrere il ponte dell&#8217;8 e il loro volerti coinvolgere a tutti i costi nelle attività tipiche di ragazzi in gita di piacere perchè ti sentono parte della loro avventura. Tu che magari ti stai tranquillamente facendo una pasta alle 10 di sera finisci per essere coinvolta in discussioni amorose di cui però non conosci gli estremi, in preparativi per un purè senza sale e in discorsi di aspettative di vedere almeno una volta la neve. E&#8217; strano come, entrando timidamente in cucina, una coppia di signori di mezz&#8217;età ti chieda se possono usare i piatti e dove si trovino le forchette, solo perchè hai quell&#8217;aria da veterana che tanti giorni passati qui dentro ti lasciano. E&#8217; bello sentirsi chiedere da una ragazza macedone alla quale la sera prima avevi chiesto una sigaretta se il suo nuovo colore di capelli le dona. Perchè qui è così che funziona: si arriva, ci si scambia qualcosa (a volte basta solo un sorriso) e si riparte, lasciando le persone che restano all&#8217;ostello con una ricchezza in più: il piacere di aver condiviso qualcosa con gente che viene da tutto il mondo, magari distante anni luce dalla tua cultura ma con in comune un grande senso di apertura verso ciò che ci circonda, persone o cose che siano.</p>
<p>Non c&#8217;è tristezza negli addii (spesso non ci sono nemmeno quelli), solamente un giorno ti svegli e non vedi più il tuo compagno di stanza perchè ha preso un volo di prima mattina, o ti accorgi che nel frigo non c&#8217;è più la busta di viveri del signor Mario che ti prestava l&#8217;olio quando era terminato in dispensa. Ognuno è di passaggio, ha un suo cammino da compiere e un punto d&#8217;arrivo, sia pure a breve termine. A volte capita di sentirsi persi, stando immobili di fronte al frenetico via vai di backpakers che ogni giorno ti travolge a ritmi innaturali. Eppure, vivendo a contatto con così tante realtà diverse, capita di avere più tempo per sè, per riflettere sulla propria vita e sul senso che si sta dando alle cose. Non sono gli spazi in comune a togliere la privacy e il piacere di pensare a se stessi ma è piuttosto il confronto continuo con persone diverse a ridare un senso a quei pensieri, troppo spesso soffocati, sulla direzione che si vuole dare alla propria vita. Come all&#8217;interno di una grande famiglia in movimento, della quale non si conoscono tutti i costituenti ma di cui ti senti inesorabilmente di appartenere. &#8220;Le tue decisioni sono il modo per dare vita e significato ai tuoi sogni&#8221; recita un foglietto dei baci perugina che un&#8217;inglese mi ha appena offerto in cambio di informazioni sulla vita notturna di pisa che le ho dato (per quel poco che conosco).</p>
<p>Ecco, credo sia proprio questo il senso di quello che ho imparato qui dentro: i sogni esistono, tutti ne hanno anche se pochi hanno la volontà di afferrarli con consapevolezza e seguirli. E qui dentro di sogni se ne intravvedono tantissimi, dalla peruviana innamorata dell&#8217;italia che sogna un giorno di portare la sua famiglia a vedere firenze alla ragazza di Vittorio Veneto che sta cercando la sua strada in un&#8217;azienda di marketing a Pisa dopo essere stata in Nuova Zelanda per un anno. Per non parlare della ragazza della reception, sempre in cerca di nuove esperienze (e di  nuovi ragazzi!!) che ora vorrebbe trasferirsi in olanda e di Martin, uomo non più ragazzo che aspetta l&#8217;occasione giusta per sfondare nel campo della grafica ormai da troppo tempo. E poi ci sono io, che sorrido alle storie che mi raccontano qui dentro e col mio solito fare sbadatello mi perdo nei meandri della fantasia a favoleggiare sulle vite altrui, in cerca forse di una casa ma più probabilmente di una me stessa a cui ultimamente non ho dato  molto spazio. [...] </p>
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		<title>Yo soy “Tano”!</title>
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		<pubDate>Sat, 04 Dec 2010 21:34:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Dome</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Sud America]]></category>
		<category><![CDATA[viaggi]]></category>

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		<description><![CDATA[Tempo di tornare a casa dopo un piacevole weekend in Oslo, faccio solo in tempo a preparare lo zaino che già mi ritrovo in treno direzione Milano, verso l&#8217;aeroporto. Sarà un altro di quei viaggi intercontinentali lunghi, 25 ore sulla carta, di cui 10 di stopover a Madrid. Ho del lavoro arretrato che mi attanaglia [...]]]></description>
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			   <div style="clear:both"></div><p>Tempo di tornare a casa dopo un piacevole weekend in Oslo, faccio solo in tempo a preparare lo zaino che già mi ritrovo in treno direzione Milano, verso l&#8217;aeroporto. Sarà un altro di quei viaggi intercontinentali lunghi, 25 ore sulla carta, di cui 10 di stopover a Madrid. Ho del lavoro arretrato che mi attanaglia da un paio di settimane, ma per meglio affrontare il jet-lag decido di sonnecchiare tra le panchine del mio gate, interrompendo i dormiveglia con pure necessità umane: cibo e bagno. Però nel frattempo una strana sensazione si è fatta strada: rimanendo lì disteso, immobile, dove centinaia di persone hanno fatto in tempo ad arrivare ed andarsene, mi sento senza una meta, senza quella solita cinetica che mi ha spinto a ripartire. Ero perso.</p>
<p>Per fortuna alla mezzanotte mancava poco e l&#8217;imbarco mi ha distratto da queste &#8220;nuove&#8221; domande esistenziali. Ci rifilano subito la cena, filmetto e torno a dormire. E&#8217; una giornata splendida quella che mi accoglie a Buenos Aires, il sole è alto, l&#8217;aria frizzantina. Avvicinandosi alla città, dal finestrino dello shuttle bus, vedo case incomplete, panni stesi ad asciugare sui tetti, una ragnatela di cavi imbrogliarsi da un angolo all&#8217;altro delle abitazioni, una selva di antenne, strade sporche e vicoli che inspirano poca sicurezza ma pian piano le case vengono rimpiazzate da normali edifici, palazzi e grattacieli, simboli di una grossa città non mi sento tradito dalle mie aspettative. Ed iniziano le prime difficoltà: qui l&#8217;inglese lo parlano in pochi! E non capisco una mazza di quello che mi dicono, parlano decisamente troppo veloce. Passeggiando per le quadras, mi sembra di essere a Napoli: strade trafficate, clacson a destra e a manca, pieno di gente che passeggia in marciapiedi dissestati, che se ne sta&#8217; seduta al bar, che fa l&#8217;elemosina, che ti vende le noccioline caramellate, borse, occhiali, braccialetti, calzini e chi più ne ha più ne metta. Ci sono una miriade di treatri (tra cui il teatro Colon, uno dei più importanti al mondo), a manciate nella stessa via, negozi di strumenti musicali dai quali fuoriescono le immancabili note del tango e tantissimi negozi di libri: tutto ciò a testimonianza di quanto questa città è viva e culturalmente importante.</p>
<p>Da far notare che Buenos Aires non possiede quell&#8217;istantaneo &#8220;fattore wow&#8221; di altre grandi città come Roma, Londra o Sydney. Non basta una fugace visita per comprendere la bellezza tutta sua de La Capital. Col tempo ci si ne innamora. Parlando coi locali, girovagando per i quartieri, trovando il posto giusto per fare le colazioni.. in altre parole bisogna viverla! Non bisogna poi dimenticare che anche qui han vissuti momenti intrisi di dolore. Per quanto civilizzata sia, Baires ha avuto delle parentesi piuttosto barbare. La storia non necessita di ripetersi da questi parti: tanto per menzionare le dittature degli anni &#8217;70, le croniche guerre delle isole Falkland, le ineguaglianze di ricchezza e opportunità  e la crisi economica del 2001 sono tutti problemi che ancor oggi sopravvivono.</p>
<p>E poi fa strano sentir parlare così enfaticamente bene di quello che l&#8217;italiano, &#8220;tano&#8221;, ha fatto per l&#8217;argentina: di solito all&#8217;estero dell&#8217;Italia non si usano splendidi aggettivi. E non nego che mi fa tanto sorridere sentire il porteño ordinare una cerveza chiamandola birra, magari senza sapere che quel suo slang ha una sua etimologia ben precisa.  <img src='http://www.domeslife.com/wp-includes/images/smilies/icon_smile.gif' alt=':-)' class='wp-smiley' /> </p>
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