Japanese countryside

On 31 ottobre 2013, in Giappone, by Dome

Non mi vergogno ad ammetterlo: non mi piace studiare per farmi trovare preparato. Anzi, mi piace improvvisare e non crearmi false aspettative plasmate da precedenti letture o ricerche; mi trovo così a gioire anche dei piccoli dettagli, del continuo susseguirsi di novità che rendono i miei viaggi personalmente unici.
Tutto questo preludio per sottolineare quanto mi siano piaciuti Kumamoto, Aso e le onsen. Ciascuna di queste riflette una ben definita peculiarità.
In Kumamoto ho potuto vedere ed apprezzare l’arte architettonica del famoso castello di questa città: considerato essere il più bello e ben mantenuto castello in Giappone, camminando all’interno delle vecchie mura ci si sente proiettati direttamente nel passato dove samurai vestiti di splendide armature fanno vibrare lucenti katane a servizio del loro popolo ed imperatore mentre funambolici ninja si districano in circensi salti da un tetto all’altro.
L’impatto con le linee e le forme architettoniche è tanto una novità quanto forte, ci si sente immersi in un altro mondo, un mondo lontano che si è evoluto parallelamente al nostro, è il paese del Sol Levante dopo tutto.

Prendere il treno in Giappone è sempre un emozione, non perchè sia un fanatico dei mezzi su rotaia, piuttosto perché suscitato dall’osservare i giapponesi stessi fremere per questi bestioni di latta. E proprio nella stazione di Aso ho avvertito una sorta di contrasto tra i spaziali nomi dei treni (simili se non presi direttamente dai robot dei manga poi diventati celebri cartoni animati negli ’70-’80) e le mascotte delle città rappresentate da pupazzetti.

Aso e Kumamoto mascotte

Aso mascotte

Purtroppo la mancata organizzazione e i biglietti del treno già acquistati per il ritorno non ci han permesso di farci un giro per il parco nazionale, raggiungere la sommità del vulcano e tantomeno godere degli svariati affioramenti di calde acque termali (onsen) sparpagliate per la regione. Un peccato perchè a pelle questo posto mi attirava parecchio ma dato che la tappa dell’indomani era un due giorni di onsen non mi rimaneva poi così tanto amaro in bocca.

Ed eccoci in direzione di Ureshino dove la mia amica ci regala un due giorni di bagni termali. Per raggiungere questa piccola città nella prefettura di Saga, si passa attraverso paesaggi bucolici che tanto sembrano distanti da quella che era la mia idea di un Paese all’avanguardia e iper tecnologico: qui ci sono ancora anziani (si, i giovani sono nelle grandi città un po’ come succede in tutto il resto del mondo occidentale) che trascorrono giornate chinati a coltivare riso, a potare le piante per le foglie da the (mai visto un verde così intendo come quello di queste piante) e ad allevare gli animali. Sembra più che altro un viaggio nel passato, non mi sarei stupito di vedere un samurai a cavallo tra quelle colline!
Per chi mi conosce suona alquanto strano il mio eccitamento per saune e spa in generale, non mi interessano per niente, ma in questo caso la cosa assume una connotazione del tutto particolare: per i giapponesi  le onsen sono un sinonimo di cultura e da questo punto di vista farsi un bagno in tali acque termali è un rituale che mi sono sentito di rispettare e di fare, ed in fondo mi è piaciuto parecchio. In quei bagni mi sono sentito veramente vicino alla loro cultura, ho avvertito quel particolare sapore che ti fa vivere il viaggio e ti arricchisce dentro; certamente il cibo è un valido strumento per avvicinarsi agli usi e costumi di popoli diversi, ma in questo caso trovandomi in un posto così lontano dal turismo di massa e in un contesto altrettanto intimo ho praticamente raggiunto quel nirvana che tutti i viaggiatori cercano nelle loro esperienze in giro per il mondo.

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