Il social network di ieri

On 11 dicembre 2010, in Riflessioni, by Dome

(Guest post tratto da una mail ricevuta di recente)

[…] Alla fine sono rimasta qui. Sono stata a tentennare per un bel po’ giù in reception con Carolina, ci siamo pappate dei dolcetti alle noci indiani e poi è arrivato il capo ostello, che ci ha intrattenute finchè non mi è arrivato il messaggio di Domenico che diceva di essere troppo stanco per uscire (risparmiandomi così un bel po’ di ore di intontimento totale domani a lezione!). Tanto ci saranno altre occasioni. Mi spiace per il tipo in stanza con me, al quale avevo detto che ci saremmo visti al locale, ma è comunque uscito coi suoi amici quindi poco male. Alla reception ho conosciuto anche un ragazzo, Fabio, che ha vissuto in ostello per un mese prima che io arrivassi, anche lui alla ricerca di una casa.

E’ proprio vero che questi posti ti portano a parlare, a raccontare di te e ad ascoltare della vita degli altri, delle loro esperienze, dei loro piccoli grandi problemi e delle loro gratificazioni nel risolverli. E’ strano come parlando con un perfetto estraneo ci si trovi a discutere della vita di Martin, il tipo strano che mangia sempre rucola che sta qui da due mesi o della misteriosa ragazza colombiana che dice d’essere quel che in realtà si è scoperto non è (e cioè un’informatica!). E’ come se tutte le persone che passano di qui, stiano un giorno o una settimana, lasciassero tra queste mura un pezzo di sè, con le loro abitudini strane di svuotare lo zaino sotto il letto (come la neozelandese che ha trascorso le ultime notti in camera mia) o di portarsi la valigia piena zeppa di viveri sempre appresso (come i giapponesi miei in una miriade di modi differenti: chi saluta cordiale e ti rivolge un sorriso, chi vuol subito attaccare bottone e sapere tutto di te o chi semplicemente per timidezza o senso del pudore ti considera un estraneo anche dopo aver condiviso gli stessi spazi vitali per giorni. è strano vedere come si evolvono i rapporti nel corso del tempo, stare ad osservare da un angolo l’intreccio di vite che inevitabilmente viene a crearsi all’interno di una cucina, di un salotto un po’ allargato o di una reception sempre affollata.

Dà emozione sentire l’entusiasmo con cui la classe di siciliani è arrivata a pisa per trascorrere il ponte dell’8 e il loro volerti coinvolgere a tutti i costi nelle attività tipiche di ragazzi in gita di piacere perchè ti sentono parte della loro avventura. Tu che magari ti stai tranquillamente facendo una pasta alle 10 di sera finisci per essere coinvolta in discussioni amorose di cui però non conosci gli estremi, in preparativi per un purè senza sale e in discorsi di aspettative di vedere almeno una volta la neve. E’ strano come, entrando timidamente in cucina, una coppia di signori di mezz’età ti chieda se possono usare i piatti e dove si trovino le forchette, solo perchè hai quell’aria da veterana che tanti giorni passati qui dentro ti lasciano. E’ bello sentirsi chiedere da una ragazza macedone alla quale la sera prima avevi chiesto una sigaretta se il suo nuovo colore di capelli le dona. Perchè qui è così che funziona: si arriva, ci si scambia qualcosa (a volte basta solo un sorriso) e si riparte, lasciando le persone che restano all’ostello con una ricchezza in più: il piacere di aver condiviso qualcosa con gente che viene da tutto il mondo, magari distante anni luce dalla tua cultura ma con in comune un grande senso di apertura verso ciò che ci circonda, persone o cose che siano.

Non c’è tristezza negli addii (spesso non ci sono nemmeno quelli), solamente un giorno ti svegli e non vedi più il tuo compagno di stanza perchè ha preso un volo di prima mattina, o ti accorgi che nel frigo non c’è più la busta di viveri del signor Mario che ti prestava l’olio quando era terminato in dispensa. Ognuno è di passaggio, ha un suo cammino da compiere e un punto d’arrivo, sia pure a breve termine. A volte capita di sentirsi persi, stando immobili di fronte al frenetico via vai di backpakers che ogni giorno ti travolge a ritmi innaturali. Eppure, vivendo a contatto con così tante realtà diverse, capita di avere più tempo per sè, per riflettere sulla propria vita e sul senso che si sta dando alle cose. Non sono gli spazi in comune a togliere la privacy e il piacere di pensare a se stessi ma è piuttosto il confronto continuo con persone diverse a ridare un senso a quei pensieri, troppo spesso soffocati, sulla direzione che si vuole dare alla propria vita. Come all’interno di una grande famiglia in movimento, della quale non si conoscono tutti i costituenti ma di cui ti senti inesorabilmente di appartenere. “Le tue decisioni sono il modo per dare vita e significato ai tuoi sogni” recita un foglietto dei baci perugina che un’inglese mi ha appena offerto in cambio di informazioni sulla vita notturna di pisa che le ho dato (per quel poco che conosco).

Ecco, credo sia proprio questo il senso di quello che ho imparato qui dentro: i sogni esistono, tutti ne hanno anche se pochi hanno la volontà di afferrarli con consapevolezza e seguirli. E qui dentro di sogni se ne intravvedono tantissimi, dalla peruviana innamorata dell’italia che sogna un giorno di portare la sua famiglia a vedere firenze alla ragazza di Vittorio Veneto che sta cercando la sua strada in un’azienda di marketing a Pisa dopo essere stata in Nuova Zelanda per un anno. Per non parlare della ragazza della reception, sempre in cerca di nuove esperienze (e di nuovi ragazzi!!) che ora vorrebbe trasferirsi in olanda e di Martin, uomo non più ragazzo che aspetta l’occasione giusta per sfondare nel campo della grafica ormai da troppo tempo. E poi ci sono io, che sorrido alle storie che mi raccontano qui dentro e col mio solito fare sbadatello mi perdo nei meandri della fantasia a favoleggiare sulle vite altrui, in cerca forse di una casa ma più probabilmente di una me stessa a cui ultimamente non ho dato molto spazio. […]

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2 Responses to Il social network di ieri

  1. Dome ha detto:

    St Kilda Base, Melbourne. La città da vivere al 100%, le spiagge australiane e lo stile di un ostello giovane orientato al divertimento e al comfort. Drink di benvenuto, una zona dedicata esclusivamente alle ragazze chiamata Sanctuary, un bar discoteca dove si organizzano grandi feste, internet veloce e design colorato e giovane sono i punti di forza del St. Kilda Base di Melbourne. E il lunedì i pancakes sono gratis. A partire da 24 euro per posto letto, 27 per la zona only girls.

    E qua alcune foto dell’ostello a St.Kilda di Melbourne http://viaggi.repubblica.it/multimedia/ostelli-boutique-da-new-york-a-melbourne/31284892/1/1

  2. Dome ha detto:

    Ed ecco un’altra esperienza riguardo alla vita da ostello.

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